massimo mazzoni

PIACENZA - Camposanto vecchio (la chiesa degli appestati)

La chiesa di Camposanto Vecchio, l'edificio posto oltre Borgotrebbia verso Sant'Antonio, è la testimonianza di un grande gesto di pietà che ci porta indietro nel tempo con un balzo di quasi quattro secoli.
Peccato che oggi alcuni malintenzionati, ladri o fanatici difficili da definire, abbiano trasformato questo monumento in un oggetto delle loro attenzioni morbose.
La sua storia ci porta ad uno dei momenti più neri della storia piacentina: la peste del 1630 che ormai tutti indichiamo con il nome del suo cantore più noto, Alessandro Manzoni. Solo un'altra epidemia, ugualmente tragica, quella del 1348, ha avuto il privilegio di finire sulle pagine di un grande narratore, il Boccaccio. Per la verità l'umanità ha conosciuto nel passato anche altre grandi tragedie sanitarie, ma le conosciamo poco.
Il Manzoni ci ha descritto molto bene la pestilenza dell'estate del 1630 e il suo racconto, ambientato a Milano, può andare bene anche per i piacentini perché due nostri cronisti del tempo ci permettono di verificare quanto siano nel giusto gli studiosi quando affermano che i Promessi Sposi fanno riferimento a fatti veri o verosimili. Ci riferiamo alle cronache di Benedetto Boselli e di Bernardo Morando che ci raccontano, a tinte fosche, la tragedia che la città visse nell'estate del 1630 con scene che meriterebbero l'intervento di un grande drammaturgo.
In poche settimane quasi due terzi dei cittadini furono stroncati dal morbo ed è facile intuire come in un caso del genere il problema vero sia stato quello della necessità più di cimiteri che di ospedali. Per questo il Comune acquistò un podere a Sant'Antonio, in località Bracciforta, e qui furono inumati molti delle migliaia di morti. Si dice abitualmente che il tempo sia un buon medico, ma in questo caso ha bruciato le tappe. E' tipico dell'uomo dimenticare in breve anche la maggiore tragedia e così ben presto il Comune cercò di vendere la Bracciforta, ma non si trovarono acquirenti.
Così la Confraternita della Beata Vergine del Suffragio, sorta nel 1576 nella chiesa di San Giorgio in Sopramuro intervenne direttamente. Nel 1639 dà il via alla costruzione di un oratorio che viene ultimato nell'ottobre del 1640. Qui siamo, però, in terreno golenale e l'edificio denunciò subito difficoltà statiche tanto che la Confraternita, poco meno di un secolo dopo, decise di realizzare un nuovo edificio: la prima pietra fu posta il 15 maggio 1735 e nel dicembre dell'anno seguente tutto era terminato. E' l'attuale fabbrica che ha soluzioni architettoniche di grande interesse. Davanti alla facciata fu realizzato un portico; ai lati partono due scale che portano alla cripta dove furono raccolte le ossa degli appestati. Nel 1937 l'Ordinario diocesano decise di costituire in questa zona una parrocchia e fu costruita la prima parte dell'attuale chiesa dei SS. Angeli di Borgotrebbia.
Camposanto Vecchio, questo il nome abitualmente accettato della chiesa degli appestati, rimase confinata in aperta campagna, sottoposta ai continui pericoli delle piene del Po, come è stato il caso di quella del 1951 che indusse i confratelli a comporre i resti umani in una parte della cripta e a separarla dal resto dello spazio sacro con un muro.

Dagli anni Sessanta la chiesa è andata incontro a nuovi problemi di statica: prima il tetto, poi altri malanni che consigliarono la chiusura; fu riaperta alla fine degli anni Settanta, ma in seguito la Confraternita, che ha continuato ad officiare anche la bella chiesa di via Sopramuro, ha deciso per la chiusura definitiva portando le opere d'arte nella chiesetta cittadina. E' venuta meno così la custodia, che già nei decenni passati era ridotta a riti periodici. Questo ha favorito i furti o le scorrerie notturne, ma in questa chiesa non c'è niente da rubare.
Resta soltanto - e non é poco - il suo valore simbolico: rappresentare la pietà dei piacentini verso le vittime di una immane tragedia

http://www.circuitocittadarte.it/index.php?option=com_content&view=article&id=719%3Ala-chiesa-della-peste-&catid=407%3Aarte-e-cultura&Itemid=477&lang=it"

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