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Recensione di Fabrizio Pizzolorusso:

Ciao Chiara lo so che ti spaventa vedere tutto questo da leggere ha!ha!ha!e che forse non verrà mai letto da nessuno per il tempo che ci si può perdere dietro, e per la possibile incomprensione dei miei pensieri spesso contorti, ma purtroppo quando vedo e leggo certe cose , se interessanti o di riflessione, scatenano in me una miriade di pensieri e riflessioni che non posso non comunicare.Scusami!!!!!scusatemi!!!!! Conosco poco Chiara poiche in quelle occasioni in cui ci vediamo c'e' la possibilita' di scambiarsi qualche opinione, frammento di vita vissuta senza approfondire, dialogare in una curiosita' conoscitiva sempre piu' profonda, di complicita' amichevole etc...ma esiste l'empatia verso le persone, esiste una sensibilita' che permette di tradurre quei pochi elementi che si hanno per sentire,per "disegnare" su quella persona quelle sensazioni, quel canale che diventa ponte stabile di comunicazione e di piacere nel stare con quella persona. Questa premessa era doverosa per me e mi permette di entrare nel merito e cioe' Chiara e' una persona ,per me, che ama la vita in tutte le sue sfaccettature cercando di conoscerla, capirla, giustificarla, amarla,goderla, mentre, credo che una certa severita' la riservi a se stessa con quel bisogno ,come tutti prima o poi, di volersi capire, voler approfondirsi. Questo voler conoscersi lo si avverte fortemente nella fotografia di Chiara ,ma anche quando la si osserva nel fotografare dove spesso il suo contatto visivo con un frammento di realta' per lei di interesse diventa la breve "storia" che si instaura tra lei e quella "visione" dove vi e' uno "specchiarsi" in esso,una simbiosi che trasforma tale frammento in un dialogo con se stessa cercando una "verita'" che poi delega agli altri attraverso le loro possibili interpretazioni. Qui mi riallaccio al suo "credo" ,a quello di Minghi e a quello di Scarano quando affermano che un'immagine ha possibili letture, quindi significati. Potremmo dire che un'immagine sola e' il risultato di possibili portfoli, un alfabeto. Questo e' quello che ho sempre sostenuto anch'io e sostengo tutt'ora, ma il discorso non e' piu' questo nella sua ormai evidenza dove l'immagine e' destinata a frammentarsi e non ad essere un'unico discorso, dialogo, ma e' il fatto che l'autore ha "creato" un'immagine, una sola, con un intento ,il piu' delle volte conosciuto ,altre volte latente, inconscio, di voler comunicare qualcosa di particolare. Dargli molteplici punti di vista, interpretazioni, significati porta da un lato ad avere molte possibilita' di essere considerata da tutti in quanto ognuno ci vedra' qualcosa, una specie di jolly sempre vincente (rimanendo nel campo interpretativo e non coinvolgendo la tecnica che in questo caso fa la differenza nel dire se e' valida o meno), dall'altra diviene una possibile apertura a considerare altre interpretazioni che possano aumentare o completare un percorso, un discorso, un pensiero di cui non avevamo gli strumenti ,le conoscenze culturali. Ovviamente il tutto sta nel fatto che l'autore sia consapevole di cio' che voleva far arrivare altrimenti siamo in una situazione molto, troppo generica che non porta a nulla, ma non e' il caso di Chiara. L'autrice di questa immagine , Chiara, si affida alla lettura e interpretazione di chi osserva dando un titolo all'immagine che e' gia' un buon punto di partenza, una premessa ben indirizzata che non permette di fare grossi voli mentali e interpretativi, tant'e' che tutti i commenti si sono, bene o male, allineati ad una certa percezione, spesso invece il titolo messo tanto per metterlo diviene la ghigliottina e la brutta premessa che mette confusione e declassa terribilmente l'immagine dove le libere interpretazioni danno la possibilita' all'autore di scegliere quella piu' sentita divenendo la gemma preziosa che conferisce al momento un pregio (purtroppo con scadenza come nei cibi).La lettura di un'immagine ha una serie di voci da considerare che vanno dal tipo di obbiettivo usato, dalla scelta dell'inquadratura, dall'oggetto scelto,dalla prospettiva,dal colore, da altri elementi creati ,scelti dall'autore che non sono prerogativa di casualita' o di una macchina fotografica o per suggerire un'aspetto piu' estetico o intrigante per compiacere ad un pubblico o per catturare l'attenzione facilmente, ma e' il prodotto,credo nel caso di Chiara, di una introspezione tradotta in immagine che ha il piacere di portare quella che io chiamo la base di ogni espressivita' : l'emotivita', ma poi vi e' il pensiero dell'autore attraverso intuizione, ricerca, riflessione, tradotto nel linguaggio fotografico e usando il titolo, o una breve premessa, che ci da' la possibilita' di indirizzarci verso quel pensiero. Dopotutto la Fotografia, come l'arte in genere e' il nostro diario intimo che viene messo a conoscenza di tutti facendoci conoscere, come vediamo la realta' che ci circonda in un dialogo dove le parole, la musica, la materia e' sostituita da oggetti, elementi bidimensionali intorno a noi che diventano l'alfabeto , quindi il linguaggio per comunicare. Questa immagine di Chiara porta ad una serie di riflessioni sia sulla Fotografia in se', sia su quell'aspetto tanto in voga oggi, quasi una moda, di trasformare l'immagine fotografica in qualcosa che si avvicina alla pittura, un percorso questo quasi obbligato per chi ama sperimentare in nuovo modo di vivere la camera oscura (camera chiara) dove in pratica si ricomincia da capo (la novita', il cambiamento tecnologico), quindi a meravigliarci nuovamente di cose che gia' si facevano con l'analogico e che avevano gia' avuto un loro percorso, alcuni breve come modalita' e percezione. Riflessioni che non sto qui ad elencare altrimenti si fa notte (scusatemi ma sono sempre affascinato nel cercare di capire la Fotografia e quindi passerei giornate intere a fare e parlare), quindi mi soffermo su quello che spesso per tempo, spazio, si fa in internet (chi con enorme velocita', chi invece cercando di non farsi risucchiare da tale velocita' visiva e interpretativa) e cioe' lasciare cio' che l'immagine ci ha suscitato. Quando l'ho vista ho subito ricondotto tale "visione"ad un'esperienza visiva fatta con l'ultimo portfolio o sequenza fotografica di Collini sulla "morte" (questo e' l'esempio di come la cultura visiva e mentale fa la differenza nel leggere un'immagine e dare ad altri la possibilita' di confronto e di conoscenza uilteriore). In questa che riconosco come "grafica" pittorica di una rosa con quella tonalita' sul rosso tipica della forza, dell'energia, della vita come il sangue che scorre in ognuno di noi, nel suo grafismo avverto una simbiosi percettiva e di memoria con il cuore colto nel lavoro di Collini , con quelle ferite sul corpo, con quelle cuciture sul corpo, ed ecco allora che questo fiore qui diventa qualcosa di umano, lacerato, ferito (le situazioni negative della vita), ricucito piu' volte (momenti di felicita', di vigore positivo con la forza di ricominciare, di riprendere), con un'aspetto sempre dignitoso,piacevole nella sua forma ondulante, leggero, nonostante il bianco pallido sta prendendo il posto del vigoroso e caloroso rossore, quasi fosse vicino ad una dignitosa morte. Fabrizio P.

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