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Suonarono forte.
Suonarono talmente forte, che per tutta la vallata, non s’udì altro che il poderoso rintocco delle dodici campane.
Le vene tremarono ai polsi, ed i cuori iniziarono a battere sempre più forte, nei petti degli abitanti di quel mondo incantato.
Sin da bambini, infatti, veniva insegnato loro che quello era un segnale inequivocabile. Quando le dodici campane risuoneranno all’unisono, sarà il giorno in cui gli dei chiederanno nuovamente un sacrificio.
Era da svariati secoli che gli abitanti vivevano in pace, e che nessun udiva più quel suono, ma a monito di ciò, ancora oggi, veniva ricordato loro questa richiesta.
Il raccolto era stato abbondante, e le temperature miti avevano coccolato le terre regalando prati soffici e frutti succosi. L’acqua cristallina scorreva gioiosa nel ruscello da sempre portatore di pesci e mezzo di trasporto. Le preghiere, per anni, erano state ascoltate. I ringraziamenti s’erano quasi dimenticati, dando per scontato che le pance degli Dei fossero sazie di sacrifici richiesti con terribile precisione e puntualità.
Ora però, i contadini si trovarono a detergersi il sudore della fronte, con una scintilla di disperazione negli occhi. Gli allevatori si avvicinarono e coccolarono con dolcezza, i loro splendidi animali. Le mamme, strinsero più forte al proprio seno, i piccolo che stavano ninnando.
Le campane smisero di suonare, lasciando l’aria gravida di presagi e di terrore.
Nessuno mai, le aveva viste, di questa generazione. Nessuno mai, s’era addentrato lungo il sentiero che portava al camminamento per avvicinarsi al posto dove si potesse vedere la prima delle enormi dodici campane di bronzo finemente decorate. Non campane comuni. C’erano raffigurazioni, certo, ma nessuno di loro era andato a vederle di persona. Alte almeno venti volte una persona, e larghe cinque. Recavano scene di caccia, di sacrifici, di esili.
Di comune accordo, si riunirono nella piccola piazza del mercato, dove barattavano cibo e abiti, in totale armonia e comunione. Questa volta, però, si riunirono per decidere chi sarebbe stato sacrificato. Non sapevano come fare. Non lo sapevano, perchè non l’avevano mai fatto. Non loro. Ma i loro avi sì. Rivolsero loro un’accorata preghiera, una supplica di aiutarli a non compiere una scelta errata.
Il vecchio saggio del villaggio si ritrovò su di sè gli occhi di tutti quanti i presenti, e sentì il peso della responsabilità oltre che degli anni, e non seppe quali dei due fardelli fosse il più difficile ed oneroso da portare. Scrutò in viso ogni suo amico, ogni persona che viveva con lui nella piccola comunità. E vi trovò una sorta di rassegnazione, di triste e reale possibilità che la scelta ricadesse su di lui. Si guardò con calma attorno, e si accarezzò la candida barba che gli cresceva folta e imponente a discapito di un cranio liscio come un uovo.
Si schiarì la voce, una volta. Due. Era difficile prendere la parola e parlare, in quella situazione. Sapeva benissimo, chi chiunque avesse scelto, la famiglia gli avrebbe riconosciuto il delitto di aver esiliato per sempre un loro caro, gettando nello sconforto e nell’abbandono i suoi cari. Passava il tempo, e la mano segnata dal tempo scompariva nella folta barba con fare nervoso. Tutti gli abitanti del villaggio, tutti e centocinquanta erano in attesa.
“Credo che sia giusto che…” iniziò a dire Kelmanes, con voce che tradiva dolore profondo e rassegnazione “…che a prendere questa decisione, non sia solo io ma che site tutti quanti voi. Siete il mio popolo, la mia gente, ed il mio mondo. Vi prendete cura di me, mi assistente nei miei acciacchi e mi affidate i vostri figlioli affinchè imparino a leggere ed a far di conto. Non credo di poter sopportare anche questa responsabilità…”
“Oh, andiamo, vecchio Kel! Nessuno di noi è mai stato pronto per questa cosa, eppure nel momento stesso in cui si son sentite le dodici campane suonare, ci siamo ritrovati qua, ed abbiamo aspettato che tu giungessi con una parola di conforto…” lo rincuorò un contadino…
“Conforto? Come posso darvi conforto, se nel mio cuore albergano tenebre e nubi tanto oscure da non far filtrare il minimo raggio di sole. Non c’è ombra di dubbio, abbiamo trascurato la benevolenza e la dolcezza degli dei. Li abbiamo accantonati. Ci siamo dimenticati di ringraziarli ogni giorno, come invece meritavano. E loro sono tornati a farsi sentire. A richiedere quello che fino a secoli prima, era una cosa tutto sommato normale. Ma se solo ci avessero dato un segno. Che scelta difficile…” si abbracciò il vecchio saggio, in un tremito incontrollato, cui seguitò il volo di uno stormo di cornacchie con le loro voci strozzate e cacofoniche.
“Kel, magari i saggi hanno scritto il modo in cui è possibile fare questa…questa…scelta! Nel migliore dei modi…” accennò una donna robusta e con una bimba piccola in braccio.
“…i libri…sono solo tradizioni. Ci insegnano come rispettarle, ma non come attuarle. Mai. Questa è una scelta impossibile, perchè qualsiasi cosa io possa dire o scegliere, porterò sempre con me questo peso. Per sempre!” quasi si scusò il vecchio saggio.
“Vado io!” una voce dal centro del villaggio.
“No, io!” fece eco un’altra voce.
“No…andrò io!” rispose un’altra ancora.
Kelmanes si commosse davanti a questa prova di coraggio, di volontà di togliere il fardello della scelta ad un vecchio, malfermo sulle gambe e con gli occhi oramai lattiginosi per l’età, ma si drizzò e si schiarì la voce, a richiamare l’attenzione del villaggio “Elos, tu hai moglie e tre figli. Non sarebbe giusto chiederti un sacrificio del genere. Miesos tu invece hai due figlioletti da accudire e tu Oles hai due sorelline che ti aspettano, ogni giorno a casa, da quando purtroppo tuo padre ha perso la vita. Che sacrifici imporreste a loro, per un atto di eroismo…” sussurrò il vecchio saggio, in un bisbiglio roco.
“Sono sola. Sola sono sempre stata. E sola sono anche ora. Non ho paura di questa situazione. Per cui, è giusto che io vada, e che gli Dei siano clementi con me”.
Tutto il villaggio si fermò e le teste si girarono all’unisono in direzione di Mia, l’orfana del villaggio. Amata da tutti, coccolata da tutti, aveva perso la madre nel darla alla luce, come nelle migliori tradizioni degli orfani disperati, ed il padre, s’era tolto la vita pochi anni dopo non riuscendo a sopportare il fatto che la sua amata Sias se ne fosse andata.
Bella, fiera e determinata, Mia si fece largo tra le persone che s’affollavano davanti a Kelmanes.
Il vecchio anziano lasciò che le lacrime rotolassero sulle guance vecchie e stanche, e senza dire nulla, abbracciò quella che per vent’anni era stata la sua figlia più cara.
Era deciso, dunque, Mia sarebbe stata sacrificata. Ma in cosa consistesse il sacrificio, nessuno lo sapeva realmente.
Dopo che l’abbraccio fu sciolto, uno ad uno, gli abitanti del villaggio, si diressero verso la loro amata Mia, e l’abbracciarono silenziosamente. Anche i più piccoli, con i quali lei giocava ed insegnava loro le cose che il vecchio Kel le aveva insegnato a sua volta, le riservarono il più dolce ed il più tenero degli abbracci, premendo le loro guance paffute e morbide contro la pelle calda di sole della splendida fanciulla.
Mia era la più bella. E la più intelligente. Ed aveva pagato, per quei doni, con un prezzo troppo salato. L’essere rimasta orfana.
Quando anche l’ultimo dei piccoli si staccò da lei, si voltò verso il vecchio e gli chiede il permesso di andare nella foresta dei mille occhi a pregare.
Con un sorriso sdentato, il vecchio Kelmenes diede il consenso con un cenno del capo.
Fu così che, nella sua veste candida, al tramonto, con il sole che ardeva e bruciava ogni cosa, scivolando tra le valli, si ritrovò nuovamente sola e s’inginocchiò al centro della foresta, pregando, parlando, bestemmiando, maledicendo se stessa e gli Dei che gli avevano tolto tutto. Ora, nuovamente, le chiedevano un ennesimo sacrificio. Perdere ancora una volta qualcosa…

They played hard.
They played so hard that all over the valley, there was heard nothing but the mighty peal of twelve bells.
The veins in his wrists trembled, and the hearts began to beat louder and louder, in the breasts of the inhabitants of this enchanted world.
From childhood, in fact, was taught them that this was a clear signal. When twelve bells will ring in unison, will be the day when the gods again ask a sacrifice.
He was for several centuries that the inhabitants lived in peace, and no longer heard the sound, but a warning of what, today, this request was pointed out to them.
The harvest was abundant, and mild temperatures had spoiled the lands meadows giving soft and juicy fruits. The crystal clear water flowing in the stream always joyful bearer of fish and transport. The prayers, for years, had been heard. Thanks I had almost forgotten, assuming that the bellies of the gods were satiated with terrible sacrifices required for accuracy and timeliness.
Now, however, the peasants found themselves cleanse the sweat of the brow, with a twinkle in the eyes of despair. Farmers approached and petted gently, their beautiful animals. The mothers, squeezed more tightly to her bosom, the little that they were ninnando.
The bells stopped ringing, leaving the air heavy with foreboding and dread.
No one ever had seen, of this generation. Nobody ever had penetrated along the path leading to the walkway to approach the place where you could see the first of twelve huge bronze bells decorated beautifully. Not common bells. There were representations, of course, but none of them had gone to see them in person. High least twenty times a person, and five wide. Went hunting scenes, sacrifice, slender.
By mutual agreement, gathered in the small market square, where curried food and clothing, in total harmony and communion. This time, however, met to decide who would be sacrificed. Do not know how. They did not know, because they had never done. Not them. But their ancestors did. Turned their heartfelt prayer, a plea for help does not make a wrong choice.
The wise old man of the village he found himself on himself the eyes of everyone present, and felt the weight of responsibility beyond that of the year, and did not know which of the two bundles were the most difficult and cumbersome to carry. He peered into his face every friend, every person who lived with him in the small community. And he found a kind of resignation, sad and very real possibility that the choice would fall on him. He looked calmly around and stroked his white beard that grew thick and imposing at the expense of a skull smooth as an egg.
He cleared his throat once. Two. It was difficult to speak and speak, in that situation. He knew very well, anyone who had chosen, the family would have recognized the crime of having a loved one forever exiled, throwing into disarray and abandoning his family. Time passed, marked by time and the hand disappeared into the thick beard nervously. All the villagers, all one hundred and fifty were waiting.
"I think it's just that ..." Kelmanes began to say, in a voice that betrayed his deep sorrow and resignation "... to make this decision, not only me but all of you site. You are my people, my people, and my world. You take good care of me, my assistant in my infirmities, and I entrust your children for you to learn to read and do arithmetic. Do not think I can even bear this responsibility ... "
"Oh, come on, old Kel! None of us has ever been ready for this thing, yet at the same time you are hearing the twelve bells ringing, we ended up here, and we waited for you giungessi with a word of comfort ... "heartened him a farmer ...
"Comfort? How can I give you comfort, if harbored in my heart darkness and clouds so dark as not to leak the slightest ray of sunshine. There is no shadow of doubt, we have neglected the benevolence and kindness of the gods. We've set aside. We forgot to thank them every day, as it deserved. And they have come back to bite. A request that up to the first centuries, was a normal thing after all. But if only we had given a sign. What a difficult choice ... "he hugged the old sage, a trembling uncontrollably, which continued the flight of a flock of crows with their voices choked and cacophonous.
"Kel, maybe the wise men have written the way it is possible to do this ... this ... choice! In the best of ways ... "and pointed a large woman with a small child in her arms.
"... Books ... are only traditions. They teach us how to respect them, but not how to implement them. Never. This is an impossible choice, because anything I can say or choice, I will always carry this burden. Forever! "Almost apologized to the old sage.
"I got it!" A voice from the center of the village.
"No, I do!" Chimed in another voice.
"No ... I'll go!" Said another.
Kelmanes was moved before this test of courage, a willingness to remove the burden of choice for an old man, unsteady on his legs and eyes milky with age now, but he straightened up and cleared his voice, to call attention the village "Elos, you've got a wife and three children. It would be unfair to ask such a sacrifice. Miesos but you have two small children to care for Oles and you have two sisters who are waiting for you, every day at home, since your father has unfortunately lost their lives. What imporreste sacrifices to them, by an act of heroism ... "whispered the old wise man, in a hoarse whisper.
"I am alone. I was always alone. It is also only one hour. I'm not afraid of this situation. So, it is right that I go, and that the gods are merciful with me. "
The whole village stopped and heads turned in unison in the direction of Mia, the orphan of the village. Loved by all, petted by all, had lost his mother in giving it to light, as in the best traditions of desperate orphans, and the father had committed suicide a few years later, unable to endure the fact that his beloved if Sias she was gone.
Beautiful, proud and determined, Mia made her way through the people who thronged in front of Kelmanes.
The old Elder let the tears rolling around on the cheeks old and tired, and without saying anything, he embraced what for decades had been his dearest daughter.
It was decided, therefore, Mia would have been sacrificed. But what constituted the sacrifice, no one really knew.
After the hug was loose, one by one, the villagers, they headed for their beloved Mia, and embraced her silently. Even the smallest, with whom she played and taught them things that the old Kel had taught her in turn, dealt her the sweetest and most tender hugs, pressing their cheeks against the skin soft and warm sun of the beautiful girl.
Mine was the prettiest. And the smartest. And he paid for those gifts, with a price too salty. Being orphaned.
When the last of the little left her, she turned to the old man and asks permission to go into the forest of a thousand eyes to pray.
With a toothless smile, the old Kelmenes gave his consent with a nod.
And so, in his white robe, at sunset with the sun that burned and burned everything, slipping through the valleys, he found himself alone again and knelt in the middle of the forest, praying, talking, swearing, cursing herself and the gods who had taken away everything. Now, again, asking her yet another sacrifice. To lose something again ...

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