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Marco Mandolini

Sono nato nel 1948 a Senigallia e mi occupo di fotografia dalla metà degli anni '70.
Sono uno dei soci fondatori del gruppo F/7 col quale ho partecipato a numerose mostre in varie città italiane.
Amo fotografare i paesaggi marini ed il centro storico della mia città.
Così mi descrivono:
“ La passione di Marco Mandolini per la fotografia è totalizzante. Ha scattato nella sua vita migliaia di fotografie. Si alza il mattino presto e compie una rilevazione di quello che ci può essere di nuovo in città, sul lungomare, in spiaggia. Se ti guarda hai l’impressione che misuri se le luci sono giuste, se hai un’espressione, un moto dell’anima, della mente che valga la pena fissare sulla pellicola. L’ultima volta che a Senigallia è piovuto molto, a vento, ha raccolto i manifesti che si erano staccati dai muri e li ha ricomposti e fotografati a formare immagini dalle pieghe inusitate. Se il mare in tempesta disegna l’arenile in nuove forme o lascia tracce interessanti certo Mandolini è li ad esaminare, interpretare, fotografare. Se l’asfalto delle strade evidenzia fenditure, lui, Mandolini, trae immagini spazialiste che, nero su nero, sarebbero piaciute a Lucio Fontana, ma anche a Burri.
Il Musinf di Senigallia conserva alcune centinaia delle fotografie di Mandolini. Una scoperta ed una lezione, che mette in moto fantasia e sentimenti degli allievi, che seguono Mandolini nei corsi di fotogiornalismo del Musinf.
Ultimamente Marco Mandolini ha scoperto la figura e le sue fotografie si sono popolate di persone. Sotto i portici, al mare. Da Senigallia si sposta con ritrosia. Ha compiuto qualche puntata a Venezia e a Roma, di queste uscite ha fatto interessanti racconti.
Poi ha scoperto la dimensione bodyartistica. Sono venute le immagini forti, a loro modo liberatorie, degli autoritratti attraverso i quali l’artista ha scoperto il piacere di indagare se stesso. Si tratta di una ricerca rigorosa e sistematica, che ha una sua dimensione narrativa attraente e che ha prodotto immagini di qualità.
Mandolini viaggia nel suo io, un po’ regista e un po’ psicologo, scopre e racconta le vicende di un’autoanalisi senza complicazioni, dove sono implicati gatti affezionatissimi, paesaggi domestici e realtà corporee che si contentano dei piaceri di una pedalata e dell’abbronzatura naturalmente acquisita ed esibita in onoriche perigranazioni tra i capanni di una marina domestica, senza segreti e senza pericoli.
Le maschere a Mandolini servono tuttavia per darsi il coraggio di esternare sogni, che non hanno bisogno di autocensure e che al risveglio, si possono tranquillamente ricordare. Il confine abbattuto, anche qui, attiene alla dimensione totalizzante della fotografia. Il brivido del peccato e della violazione per Mandolini sta nell’affrontare e realizzare l’immagine che non c’è. “

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  • Senigallia, Italia