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LA VAL DI ROSE E I CAMOSCI ABRUZZESI

Published March 9th, 2013

Abruzzo… io lo chiamo la mia "Alaska italiana" poiché ricevo sensazioni ed emozioni molto simili da questi due posti; sensazioni di grandi spazi aperti, sensazioni di libertà, sensazioni uniche. Sensazioni di essere immerso dalla Natura e di essere in un luogo dove ancora tanti animali vivono liberi, con qualche interazione e contatto con l'uomo, ma comunque sempre liberi.
La distanza dell'Abruzzo dalla mia Bologna non è poca, ma appena riesco a ritagliarmi uno spazio di tempo dai miei impegni lavorativi lo raggiungo. In Abruzzo ogni volta mi ritrovo e mi rigenero dalle tossine nevrotiche della vita quotidiana e lavorativa, e quando posso lo vado a trovare, ricevendo in cambio sempre sensazioni ed emozioni positive.
Insieme all'amico Michele e con l'amico "abruzzese" Marco, grande camminatore, conoscitore del luogo e amante della Natura, ci accordiamo per una bella escursione ad alta quota per andare a incontrare e fotografare il Camoscio Abruzzese. La base di partenza e Pescasseroli, il paese principale del Parco Nazionale d'Abruzzo, da dove al mattino ci organizziamo per una escursione giornaliera, mettendo nello zaino, oltre alla attrezzatura, qualche panino, acqua e qualche barretta energetica.
Da Pescasseroli partiamo in auto e già lungo la strada, abbiamo i primi contatti con la fauna del luogo. Ci sono alcuni cervi che pascolano tranquilli negli enormi prati verdi di Opi. C'è una mamma cinghiale che ci fa fermare l'auto e attraversa la strada con i due figli al seguito. E c'è anche un’altra famigliola di quattro cinghiali che mentre passiamo sul ponte del Lago di Barrea decide di attraversare il lago a nuoto. Siamo sul ponte ed è un peccato per la distanza e per il sole frontale e basso del mattino che non ci permettono di portare a casa scatti tecnicamente buoni; ma l'emozione di avere visto un qualcosa di speciale, di avere visto una scena unica, non ce la toglie nessuno.
Arriviamo così a Civitella Alfedena, un grazioso borgo tutto in pietra posto tra la montagna e il lago, da dove, parcheggiata l'auto, partiamo per la salita lungo il sentiero che porta alla Val di Rose. Questo sentiero che parte dall'altitudine di 845mt slm è molto conosciuto e spesso frequentato da escursionisti, ma se si evita il weekend può capitare, come a noi oggi, di non incontrare nessuno e di essere soli in questo luogo meraviglioso. Il sentiero s’inerpica in salita e il primo pezzo si percorre costeggiando una stupenda faggeta. Guardando indietro la vista è già molto bella con il Lago di Barrea, nella sua interezza, circondato dai bellissimi monti d'Abruzzo e dai piccoli paesi. La stagione autunnale con i suoi i colori danno al tutto una scenografia unica che neanche il più bravo artista potrebbe dipingere o immaginare. La Natura e la realtà sono di solito meglio dell'immaginazione e della fantasia.
Il sentiero continua poi addentrandosi in questa faggeta e si percorre il sentiero immersi nel bosco in una salita non durissima, ma sempre costante e che si fa sentire per il fiato e per le gambe. Si cammina su di un tappeto morbido di foglie rosse cadute, circondati da questi alberi che puntano al cielo e te lo indicano, respirando un’aria che sa di ossigeno puro. La dolcezza e le forme armoniose di questo bosco mi accompagnano e mi fanno sembrare la salita meno dura e giustificano la fama di bellezza della Val di Rose.
Dopo un paio di ore di camminata si esce dal bosco a circa 1700mt slm e come un apparizione ecco lo spettacolo della Natura, con montagne e pascoli rocciosi, dove una leggera imbiancatura, residuo della nevicata della settimana scorsa, rende il tutto ancora più suggestivo.
Anche se lontani, si avvistano i primi camosci e la cosa mi rende molto felice. Ci godiamo una breve e necessaria sosta per riposare, ma la mia mente è già proiettata ai camosci sulla montagna. Come già detto la salita non è durissima ma lunga e costante. Fatta con un certo peso nello zaino a questo punto inizia a farsi sentire. Il mio scopo oltre al vivere la Natura è anche quello di provare a fare qualche buono scatto ai camosci e questo richiede un tipologia di attrezzatura il cui peso da portare in spalla in salita si fa sentire, ma non potrei pensare di essere qui ora, circondato da queste meraviglie della Natura, con questi stupendi camosci e non avere la mia attrezzatura fotografica. La vista e il pensiero degli scatti che potrò fare in questo ultimo pezzo di salita mi fa ritrovare tutte le forze; ripartiamo con tanta gioia negli occhi e nel cuore e continuiamo la salita per arrivare fino al punto più alto, il Passo Cavuto a 1942mt slm.
Visto l’ottima luce e per non esagerare con il peso sono salito solo con il monopiede in quanto le condizioni di scatto e di luce lo permettono ampiamente. C'è il sole ma la mia preferenza è di cercare di fotografare animali in zone d'ombra; la luce diffusa delle zone d'ombra è molto più morbida e la preferisco sempre alla luce del sole diretto. I camosci sono in buon numero e sono con il mantello in muta che sta passando da quello estivo a quello invernale e da vedere sono tutti molto belli e in bella forma fisica. Le opportunità fotografiche sono numerose e varie e mi ritrovo in uno dei miei momenti di estasi- euforia totale, dove il tempo passa senza accorgermene, rapito e perso dal momento.
Quest’ultimo pezzo di salita è per qualsiasi escursionista molto bello, ma per un fotografo naturalista è sicuramente un paradiso, uno dei posti più belli da camminare con una fotocamera in mano. I camosci sono abbastanza avvicinabili con una distanza di fuga non alta. La cosa è in parte strana visto il luogo non semplicissimo da raggiungere e visto gli animali selvatici, ma è sicuramente spiegabile con l'abitudine di questi animali alla presenza di numerosi escursionisti, soprattutto nel periodo estivo. Siamo in un Parco Nazionale ed è zona da sempre di divieto di caccia assoluto; questi animali non associano l'uomo a nessun pericolo, permettendo quindi buoni avvicinamenti. Approfitto felice della situazione, abituato come sono a faticosi mimetismi e appostamenti per provare a fotografare i selvatici. A qualche camoscio, con i dovuti modi, riesco ad arrivare persino a 25/30 metri e questo, unito alla ottima luce odierna, permette di elevare la qualità delle mie foto. Le ambientazioni sono varie con animali sulle rocce, nei campi o che corrono liberi. Scrutando tra le pareti rocciose delle alte quote si vedono camosci sdraiati al sole, immobili da ore e non mi viene in mente nessun altro motivo sennonché sia il semplice e assoluto godimento della meraviglia della propria esistenza.
Le situazioni e gli scatti sono tanti e arrivo in cima al Passo Cavuto stremato, ma felice. Ci sdraiamo e ci godiamo anche noi questo bellissimo momento della nostra esistenza con la semplicità di un panino e con la bellezza della vista panoramica nel cuore del parco Nazionale d'Abruzzo.
Dopo la sosta il fisico è più in forma e gli stimoli per discendere sono amplificati da tutti i camosci che mi aspettano lungo il sentiero e dalle nuove opportunità fotografiche che mi daranno. Le attese sono confermate e anche nella discesa i camosci mi offrono diverse possibilità di scatto e ambientazione che mi rendono ancora più felice di avere fatto questa escursione, di avere fatto conoscenza e anche qualche buono scatto a questo splendido animale che è il Camoscio Abruzzese.

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