Nicola Valsecchi

Una delle più belle definizioni di Fotografia che mi è mai capitato di leggere, è quella data da Giorgio Rigon, esperto di storia militare e critico d’arte e di fotografia:
“Ecco come definirei la fotografia ideale al giorno d’oggi: un simulacro di realtà od anche una sua traccia, istintivamente ripresa sull’onda di un’emozione, che offra quel tanto di approssimato, di simbolico, d’indefinito e di aperto alla libera interpretazione dei singoli lettori. Un’interpretazione che non sia obbligatoriamente univoca bensì soggettiva, adeguata alla sensibilità estetica ed ai diversi livelli d’esperienza di ciascuno.”
La Fotografia Paesaggistica riassume molto bene questo carattere polivalente, anche se a prima vista può sembrare il contrario. La staticità del paesaggio è sconvolta dal continuo mutare della luce,nelle stagioni che si susseguono una dopo l’altra.
La luce è dinamica, sfuggente, come le nuvole in cielo cambia forma, intensità e colore... sfumature che il vento trasporta via in pochi minuti... brevi istanti che ho deciso di interpretare a modo mio, nei posti che più mi rilassano e che mi ispirano.
La ricerca di una sensibilità estetica nel comporre la scena, per poi immaginarla nei colori e nei contrasti che meglio si adattano a quel preciso momento, è il significato delle mie uscite sui Lessini.
Il modo di “sentire” lo scatto definisce lo stile e il carattere di ognuno di noi, al di là e al di qua della reflex.
Per me la fotografia è proprio questo… la sensazione del momento, qualcosa che non coinvolge solo lo sguardo ma come un buon vino d’annata ti inebria di profumi e di sapori.

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